lunedì 15 marzo 2010

Techno-casa

Sabato pomeriggio sono andato a fare un giro alla Fnac di via Torino per comprare delle pellicole e altre cazzate per la mia Diana F+ (scusate volevo tirarmela perchè uso una Diana F+, anche se non sapete cosa sia....ignoranti). Sulle scale mobili avevo davanti due ragazzi che erano il prototipo dei tamarri milanesi, jeans dentro agli scarponcini timberland aperti, piumino lucido nero con sotto un golf con scollo a v portato a pelle e una carnagione che da decisamente verso l'arancione (PANTONE 179 U) ed occhiali da sole in plastica bianca appoggiati alla testa.
Ad un certo punto quello davanti si gira e fa all'altro "Oh, aaaeeeegh fluuutiffff scaaaateeeee?", l'altro annuisce e con simile voce roca risponde "meeefaaaat suuuponeeeaaaaaarrrrffff, oh".
Ora io non voglio essere cattivo, anche se lo sono per natura, ma non credo che questi possano essere i manager del futuro, ma li vedo in difficoltà anche per i lavori più umili, dal momento che si trovano un'agguerrita concorrenza di extracomunitari spinti dal bisogno e con una padronanza dell'italiano decisamente superiore alla loro.
Tornando a casa ho ripensato a come ormai Milano sia in mano ai tamarri e come questo non preannunci niente di buono per il futuro.
Per fortuna la sera ero a casa del Chicco, che quello è milanese puro, cazzo (anche se si scaccola mentre mangia ed ha un continuo prurito genitale che non riesce a controllare, ma vabbè), mi aspettava una serata da riso giallo e caseoula, almeno dialetticamente.
No, ecco, mi sbagliavo.
Evidentemente il Chicco si è innamorato ed è andato a vivere con una zarrona, mi son ritrovato in mezzo a gente che si chiamava "fratello" o anche "fratella" e che aveva il lavoro da tamarro per antonomasia: l'agente immobiliare.
Nella generazione dei nostri genitori, quando c'era un tipo in classe piuttosto belloccio che giocava bene a calcio, ma aveva il qi di un ravanello, dopo qualche anno lo trovavi che faceva benzina alla tua Giulietta all'Agip di viale Certosa (l'Agip figo, un po' avveneristico anni 60, stile marziano con i pantaloni a zampa).
Ora come ora invece il rifugio di quelli che facevano i fighi alle medie o al liceo, ma che non sapevano un cazzo è dato dalle agenzie immobiliari. L'agente immobiliare ha una divisa ufficiale, tramandata da generazione a generazione secondo regole non scritte.
L'abito è totalmente aderente, i più fighi lo sostituiscono con il body painting, ma solo per le trattative più importanti, deve avere un colore improbabile oppure essere gessato con colori insensati, la camicia deve preferibilmente tendere al viola, ultimamente anche il glicine è accettato, polsini e colletto invece possono essere di qualsiasi colore, purchè sia diverso da quello della camicia; la cravatta idem, i più arditi hanno cravatte dello stesso colore della camicia per ammaliare il cliente che si concentra su dove comincia la camicia e dove finisce la cravatta e quindi firma qualsiasi cosa purchè venga svelato il mistero, sia la camicia che la cravatta dei più fighi presentano delle impunture gigantesche, fatte tipo con delle corde da marinaio tendenti al blu o violetto. Il nodo della cravatta è importantissimo, deve essere esattamente grande come la testa, oppure minuscolo che sembra che ti sei messo il nastro dei regali di natale al collo. L'abbronzatura è poi d'ordinanza, come se quell'aria da bagnino di Pinarella di Cervia possa permettergli di vendere di più.
Ma due cose distinguono un agente immobiliare buono da uno mediocre: le scarpe che devono essere assolutamente a punta per poter infilarsi nella porta quando vi viene sbattuta in faccia per poi riaprirla con il sorriso e l'uso assolutamente casuale della lingua italiana, il conginuntivo, l'infinito e il passato remoto vengono rimescolati e lanciati contro il cliente per disarmarlo.
Quindi, cari ragazzi le opzioni son due: o studiate, vi fate il mazzo così da diventare dei capi assoluti e poter guardare il tamarro dall'alto al basso, oppure la prossima volta che vedete uno zarro, non guardatelo con disprezzo, fatevelo amico, se non sarà in carcere, un giorno o l'altro potrebbe farvi un piccolo sconto sulla vostra casa.

9 commenti:

  1. L'emigrante belinese15 marzo 2010 17:09

    Caro Maestro ricordo ancora il compare Leonardo, promettente attaccante degli esordienti della squadra del mio paese e ora titolare di un gradevole franchising Tecnocasa sulla via Aurelia.
    Aggiugerei, se me lo consente, anche il gilet in piumino, soprattutto nelle mezze stagioni, e la guida spavalda a bordo di rumorosi scooter di cilindrata superiore ai 600 cc

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  2. Caro emigrante abbelinato,
    grazie per la tua consueta precisione. Vorrei anche aggiungere l'utilizzo di Smart bianca con pubblicità dell'agenzia sulla portiera, guida criminale e parcheggio al limite del codice penale. In ogni caso non te la prendere, ora che Leonardo è a migliaia di chilometri da te non potrà più smutandarti davanti a tutti come faceva a scuola. Dormi pure tranquillo

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  3. Confessa che quei due in foto li hai ritoccati con Photoshop. Non esiste in natura un arancione simile. E si vede chiaramente che quello in foto a sinistra e' l'australopiteco Max che c'e' al museo della Scienza e della Tecnica!

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  4. Caro Emigrante,
    niente ritocco fotoshop, sono delle vittime della spray tan che così bene funziona nella tua nuova patriammerigana. Da voi gli zarri del genere vengono chiamati douchebag o Guidos perchè purtroppo son per la maggior parte di origine italiana, da noi ti possono offrire un bilocale di ampia metratura in contesto signorile con servizio di portineria.

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  5. Ciao! Sono capitata su questo blog surfando a caso su notizie milanesi, dato che ho una mezza intenzione di trafermirmi qui (di nuovo) tra un annetto...adesso vivo a Berlino... certo però se ci son tutti questi tamarri a Milano mi passa la voglia ;-) Il pezzo è esilarante e il fenomeno tamarro-agente immobiliare è abbastanza nazionale e internazionale. Ne ho conosciuto uno addirittura predestinato già dal nome: Endrues (italianizzato di Andrew)... la madre lo ha chiamato come un personaggio tv di una fiction dell'epoca e neppure sapeva come si scriveva. Vestito come descritto sopra, ha anche l'abitudine di portare pashmine coloratissime di 2 mq al collo anche in ufficio con 25 gradi. Che dire poi del linguaggio tecnico utilizzato dagli agenti in genere! Oltre a contesti signorili, ci sono pure i vari discorsi: qui c'è un discorso di bagno, di rispostiglio, di tinello, insomma un bel discorso di tamarro!

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  6. Think it over17 marzo 2010 13:43

    Anch'io sono un vero milanese!! E poi secondo me un altro lavoro per tamarri in erba è fare "la guardia" alla mediaworld.
    Per fare la guardia non intendo l'areoporto di Ny l'avevi capito vero?

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  7. Cara Clauia,
    se trovi esilarante il nostro blog probabilmente non sei tra i cervelli in fuga dall'Italia. Al tuo ritorno a Milano non credo verrai scandalizzata in quanto vieni dalla patria degli inventori della pettinatura ufficio davanti e party di dietro e dello smanicato in jeans con sotto niente.
    Continua a seguirci, potrai sentirti a casa ed insieme all'emigrato belinese potrai pavoneggiarti per le tue letture passeggiando per under den linden

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  8. Caro Think it Over,
    nonostante la tua verve e la tua innata simpatia, ti sconsiglio di fare il comico di professione, cercati un lavoro stabile e sicuro. Forse alla Tecnocasa di viale Lucania cercano qualcuno.

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  9. Grazie, mi hai aperto gli occhi. Finalmente ho capito perché Quaresma è una pippa nera! E' un agente immobiliare!

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